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Le natività nell'arte

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Come ormai sanno anche i sassi, il Natale ha preso il posto  della precedente festività del Sol Invictus molto cara ai romani di quei secoli, che cadeva giusto alla fine di dicembre in prossimità del solstizio di inverno. Conosciamo anche molto bene le derivazioni post moderne del Natale, in chiave consumistica, il ruolo della Coca Cola nella creazione di Babbo Natale (che poi era San Nicola), i film e filmacci ditutti i tipi, Michale Bublè, i conservatori che vogliono il presepio e tutto il baillamme che prevede la versione postmoderna di qualsiasi cosa. Di tutto questo non parleremo in questo post.  Ci concentreremo su come, nel corso dei secoli, si sia evouta la rappresentazione grafica (pittorica e scultorea) del triste presepio con la carta stagnola che tenete in casa. Una storia decisamente molto interessante dal punto di vista artistico.  Va da sé che questo è un excursus che non ha, né può avere, pretese di completezza. Mi sono limitato a mettere in ordine cronolo...

I due "San Paolo" di Caravaggio

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Caravaggio ha dipinto due versioni della "conversione di San Paolo": "Conversione di San Paolo" (prima versione, collezione Odescalchi, Roma) "Conversione di San Paolo (seconda versione, Basilica di Santa Maria del Popolo, Roma ) Sì, hanno entrambe lo stesso titolo. La prima versione è molto più dinamica e audace dal punto di vista compositivo della seconda versione, più conosciuta (anche perchè la prima fa parte di una collezione privata). Michelgelo Merisi le ha dipinte tra il 1600 e il 1601. Vediamo un po' le differenze. Nella prima versione i personaggi si intrecciano, Cristo fuoriesce dal buio in compagnia di un angelo. Sappiamo che è Cristo perchè conosciamo la storia, ma nulla lascia trasparire la sua divinità,potrebbe benissimo essere una persona qualsiasi. Sebbene, riguardando meglio la composizione, che la figura sia soprannaturale lo intuiamo anche dalla posizione assolutamente innaturale, che scende dall'alto. E, ovviamente, anche dall'a...

La conquista della terza dimensione

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"Quando la ricerca attorno a un determinato problema artistico è giunta a un punto tale di maturazione che – a partire dalle vecchie premesse- sembra infruttuoso procedere nella stessa direzione, avvengono di solito quei grandi [...]cambiamenti di rotta che creano, proprio attraverso la rinuncia alle posizioni già raggiunte, ossia attraverso un ritorno a forme di rappresentazione apparentemente «più primitive» la possibilità di valersi dei materiali di scarto del vecchio edificio per la costruzione di uno nuovo”. (Erwin Panofsky, “La prospettiva come forma simbolica”, ed. Abscondita, pag.29) Quando uscì il primo film completamente in CGI (“computer genereted imagery”), “Toy Story”, era il 1995. Noi ragazzini di allora li chiamavamo entusiasticamente “film fatti al computer” oppure “film 3D”. Ci sembrava che la nuova tecnica ci avesse portato in un'era meravigliosa di animazioni con una resa spaziale più vicina al vero di quella che ci proponeva l'animazione tradizionale. E...